Studi sull’epitome di Giustino Vol. 2 PDF

Studi sull’epitome di Giustino Vol. 2 PDF è una voce in vetrina. Teatro dello scontro fu il territorio dominato dalla città di Eraclea, presso l’odierna Policoro.


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Il libro raccoglie una serie di saggi sull’Epitome, opera di Giustino, delle Storie filippiche di Pompeo Trogo, per il periodo da Alessandro Magno a Filippo V di Macedonia. In questo settore dell’opera si è dimostrata centrale la questione delle fonti, in particolare il rapporto con Timagene e la sua opera “Sui re”, che doveva mostrare grande interesse per il tema fondamentale che Giustino tratta qui, la storia della formazione delle grandi monarchie ellenistiche e del loro sviluppo storico nella chiave della trasmissione degli imperi (translatio imperii).

Roma stava cercando di espandere la sua influenza sulla penisola italica e mirava alla conquista delle polis magnogreche. Pirro accorse in difesa di Taranto con 25. A partire dalla seconda metà del IV secolo a. Morto Agatocle di Siracusa nel 289 a. Thurii a chiedere per prima l’intervento romano contro i Lucani nel 285 a. Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre pirriche.

John Leech, Pirro arriva in Italia con le sue truppe. Lucio Emilio Barbula, entrarono in Taranto e la conquistarono, malgrado i rinforzi dei Sanniti e dei Messapi. All’indomani della battaglia i Greci chiesero una breve tregua e la possibilità di intavolare delle trattative con i Romani. Particolare del piatto risalente al III secolo a. Il piatto è stato probabilmente creato in occasione del trionfo di Curio Dentato su Pirro, re dell’Epiro, nel 275 a. Dopo aver atteso l’arrivo delle restanti navi, Pirro lasciò a Taranto un presidio di 3. 000 uomini con il suo fidato ambasciatore Cinea e si spostò verso sud, accampandosi nei pressi di Eraclea.

I Romani avevano previsto l’imminente arrivo di Pirro e mobilitarono otto legioni. Publio Valerio Levino, avrebbe dovuto attaccare Taranto ed invadere la Lucania. Difatti, Levino invase la Lucania e intercettò Pirro nei pressi di Eraclea, città alleata dei Tarentini, con l’intento di bloccare la sua avanzata verso sud, scongiurando in questo modo una sua alleanza con le colonie greche di Calabria. Le fonti dell’epoca sono piuttosto lacunose sull’esatta consistenza e distribuzione delle forze dell’esercito romano. I dati numerici sullo schieramento greco, invece, risultano molto più dettagliati.

Lo stesso argomento in dettaglio: Esercito romano. Ecco come doveva apparire lo schieramento di battaglia dell’esercito consolare polibiano nel III secolo a. Pirro preferì non muovere immediatamente verso Roma, verosimilmente per attendere i rinforzi inviati dai suoi alleati, ma nel frattempo il console Levino invase la Lucania impedendo alle armate dei Lucani e dei Bruzi di unirsi all’esercito di Pirro. Poco prima dell’inizio della battaglia, Pirro inviò alcuni diplomatici al cospetto del console romano Levino per proporgli una mediazione nel conflitto tra Roma e le colonie della Magna Grecia.

I Romani rigettarono la proposta e si accamparono anch’essi nella piana, sulla riva destra del fiume Sinni. Pirro, udito ciò, cavalcò lungo il fiume per spiare i nemici. Questa disposizione dei barbari, Megacle, a me non pare barbara, ma vedremo le opere loro. Dopo aver detto questo decise di non fare la prima mossa. Levino, dal canto suo, non disponeva di rifornimenti sufficienti per mantenere a lungo quella posizione, per cui decise di non tardare ulteriormente l’azione e di attraversare il fiume per dare battaglia. Dionigi di Alicarnasso e Plutarco riferiscono che all’alba del 1º luglio 280 a. In seguito all’attacco romano, Pirro ordinò alla cavalleria macedone e tessala di contrattaccare la cavalleria romana.

Il resto della sua fanteria, composta da mercenari, arcieri e fanteria leggera, si mise in marcia. Gli opliti, disposti in formazione a falange, giunti in prossimità del nemico effettuarono ben sette cariche nel tentativo di sopraffare i legionari romani. Riuscirono a sfondare le prime linee nemiche ma non poterono avanzare ulteriormente a meno di non rompere la propria formazione. Lo scambio dei panni e delle armi fu essenziale per salvaguardare la vita del re. Alla vista di questo disordine Pirro ordinò alla cavalleria tessala di attaccare, sbaragliando definitivamente la fanteria romana ormai in ritirata. Ciò permise ai Greci di conquistare il controllo del campo di battaglia e di entrare nell’accampamento romano.

Geronimo di Cardia, che registra 7. 000 vittime tra le file romane e 4. Dionigi di Alicarnasso, secondo il quale, invece, le perdite furono molto più elevate: 15. 000 morti tra i Romani e 13.

000 tra le truppe di Pirro. Pyrrus Romanos mille octingentos cepit et eos summo honore tractavit, occisos sepelivit. Quos cum adverso vulnere et truci vultu etiam mortuos iacere vidisset, tulisse ad caelum manus dicitur cum hac voce: se totius orbis dominum esse potuisse, si tales sibi milites contigissent. Pirro prese mille e ottocento Romani e li trattò con il massimo riguardo, seppellì gli uccisi. E avendoli veduti a terra giacere con ferite sul petto e con volti truci, anche morti, si dice che egli alzasse le mani al cielo con queste parole: “Avrebbe potuto essere il padrone di tutto il mondo, se gli fossero toccati tali soldati”.