Tra tecnica, moderna e progetto PDF

Il problema è: non cosa possiamo fare noi con gli strumenti tecnici che abbiamo ideato, ma che cosa la tecnica può fare di noi. Tali norme possono essere acquisite empiricamente in quanto formulate e trasmesse dalla tradizione, ad esempio nel lavoro artigianale, o applicando conoscenze scientifiche specializzate e innovative quando si verifica il passaggio dalla manifattura alla produzione industriale. La tecnica implica l’adozione di un metodo e di una strategia nell’identificazione tra tecnica, moderna e progetto PDF degli obiettivi e dei mezzi più opportuni per raggiungerli.


Författare: Claudio Rocca.

Partendo dall’emblematico naufragio di Robinson Crouse per arrivare all’analisi sociologica sull’influenza che il sistema degli oggetti d’uso quotidiano ha sul modo di essere dell’uomo, questo studio prende in considerazione il “bricolage” in quanto dispositivo che parla della nostra relazione identitaria con gli oggetti. Si svela così il moltiplicarsi delle catene “fai da te” e la risposta della società digitale che si sta evolvendo verso nuove forme di autoproduzione, di comunità informatiche, nuove tecnologie (stampanti 3D e FabLab) e nuovi materiali. La ricerca affronta così il modello antropologico che studia la moda e la teoria dei modemi, attraverso i quali si interpreta con una diversa e più ampia visione il mondo del design e la sua indessicalizzazione. La Vespa della Piaggio è il “case study” scelto dall’autore per approfondire una ricerca diacronica sugli scooter italiani del dopoguerra, la nascita e la tecnica del progetto, insieme alla teoria dei modemi e allo styling.

La tecnica non è la figlia stupida della scienza. Ma è lo scienziato che sa perché. Con il passare del tempo, la divisione del lavoro e la nascita di nuovi mestieri all’interno delle comunità, il problema divenne preminente e il concetto stesso di techne si ampliò progressivamente. Le tecniche, da prerogativa divina, diventano invenzione umana: così appare infatti nelle opere di Senofane, Eschilo, Sofocle. Non mancavano però posizioni contrarie e ostili alle technai. Tra esse spiccano la scuola eleatica e il suo esponente Melisso di Samo, secondo il quale esse negavano l’unità e l’omogeneità dell’essere.

A coloro infatti che obiettavano di quale sapere fossero sapienti i relativisti sofisti essi rispondevano che non insegnavano cultura, verità, ma quelle conoscenze che sono più capaci di produrre utilità e piacere nell’individuo. Ed è proprio questo che richiedevano gli arricchiti ateniesi desiderosi di fare carriera politica, di potersi difendere con efficacia nei tribunali. Essi insegnavano una “techne”, un sapere particolare che era “l’arte del vivere bene” che si possedeva col “rendere più forte il discorso più debole”, con la retorica. Sapiente è colui che a uno di noi, a cui le cose appariscano ed esistano come cattive, riesca, invertendone il senso, a farle apparire ed esistere come buonee così i sapienti e valenti oratori fanno apparire come giuste alla città le cose oneste invece delle disoneste. La virtù con i sofisti non dipendeva più dalla nascita ma dal sapere tecnico accessibile a tutti quelli che potevano pagarselo. Riconosco di essere sofista e di educare gli uominil’oggetto del mio insegnamento consiste nel sapersi condurre con senno, così nelle faccende domestiche, tanto da amministrare nel modo migliore la propria casa, come nelle faccende pubbliche, tanto da essere perfettamente capace di trattare e discutere le cose della città. Il concetto di techne diventa centrale nella filosofia socratico-platonica.

La techne ricoprirà così un ruolo fondamentale anche nei dialoghi di Platone, e in particolare negli scritti giovanili, dove esse vengono additate come modello epistemologico per eccellenza. Una tecnica che non si sia delimitata il campo in base al proprio oggetto non è una tecnica. Cambiano, Platone e le tecniche, Laterza, Bari 1991, p. La tecnica circoscrive in modo chiaro e riconoscibile il proprio oggetto, ed è perciò il modello epistemologico a cui si rifà anche il filosofo. Ciò diventa ancora più evidente nella contrapposizione della filosofia con la poesia e la retorica, le quali invece non sono in grado di restringere il loro oggetto.

La retorica, cardine dell’insegnamento sofistico, non è una techne ma una forma di adulazione, paragonabile in tutto e per tutto alla culinaria e alla cosmesi, e per questo non buona ma cattiva. La medesima concezione positiva della tecnica si ritrova infine in Aristotele, il quale però, in polemica con il maestro, ascrive al campo delle téchnai anche la poesia e la retorica: esse rientrano tra quelle attività umane governate razionalmente, che consistono in una sequenza di operazioni finalizzate al conseguimento di una forma compiuta, e che in questo modo imitano il processo di generazione naturale. Solo nel Seicento ha inizio la tecnica nel senso moderno, non più contrapposta alla “vera” scienza, ma parte integrante di essa. Il panorama culturale di inizio secolo, specie quello tedesco, è impegnato in una indagine critica sul senso della tecnica e della modernità in generale. Sulla scorta di Nietzsche si apre una nuova riflessione.